Scrive il quotidiano "La Regione" del 2 giugno 1993. LUGANO - Un consolato croato in Ticino, fresco di apertura, non è di quelli che possa limitarsi a espletare pratiche amministrative ordinarie. E la sua presentazione ufficiale, tenuta ieri a Lugano, lo ha confermato: "Dobbiamo provvedere alle mille difficoltà elementari dei profughi croati provenienti dalla Bosnia" sostiene il neo console onorario Waldo Bernasconi, all'invio di aiuti umanitari alle migliaia di sfollati dalle regioni croate ancora occupate dai serbi. Dobbiamo creare attenzione attorno a una nazione che sta ancora pagando gli sforzi dovuti alla guerra".
Bernasconi ha rappresentato "bona fide" la Croazia presso il Consiglio federale, fino al suo riconoscimento ufficiale da parte di Berna, cioè nel marzo 1992. Ora la rappresenta in Ticino. Qui la comunità croata conta all'incirca seimila persone, grosso modo un decimo di tutti i croati presenti in Svizzera. "Un numero - spiega ancora Bernasconi - che comprende anche i numerosi croati di Bosnia, che hanno dovuto lasciare le proprie regioni di origine e di residenza, a causa dell'offensiva serba".
E la guerra che divampa a dieci ore d'auto da Lugano ha pesanti riflessi sulla comunità. Per moltissimi lavoratori stagionali si è posto il problema del rientro in una patria trasformata in campo di battaglia, con la prospettiva di non trovare più nulla e nessuno di chi si era lasciato, o di finire prigionieri. "Devo dire a questo proposito - aggiunge il console - che le nostre autorità hanno concesso le giuste deroghe ai permessi di lavoro e di residenza per i lavoratori provenienti dalle zone più colpite dagli scontri. Un'attenzione che del resto la Svizzera aveva già dimostrato quando - attraverso la nostra mediazione, e ancor prima del tentativo di Lord Carrington - cercò di far incontrare i presidenti croato e serbo Tudjman e Milosevic".
Ma questa storia comincia molto tempo prima. In data 22.2.1991 l'allora presidente Croato Franjo Tudjman nomina Waldo Bernasconi quale rappresentante ufficiale della Repubblica di Croazia in Svizzera (la guerra di Croazia scoppierà il 1. aprile 1991). L'atmosfera in Croazia è incandescente. Il nuovo rappresentante della Croazia a Lugano viene incaricato di mobilitare gli appartenenti alla diaspora croata che da tempo risiedono in Svizzera. A Lugano confluiscono centinaia di giovani e meno giovani pronti per essere inquadrati nel neo-costituito esercito croato. A margine ferve l'attività diplomatica. In modo particolare Bernasconi agevola il primo viaggio del Presidente Tudjman fuori dai confini della Madrepatria. E' a Firenze che il Presidente incontra - in via non ufficiale - esponenti della politica italiana. In Svizzera, poi, presenta i suoi programmi politici alla stampa nazionale e internazionale ed ha contatti con numerose personalità della scienza e dell'economia.


Poi la guerra, gli interventi umanitari (allo scopo di sensibilizzare la popolazione svizzera al dramma croato, Bernasconi fonda l'Associazione Svizzero-Croata e pubblica l'organo di informazione trimestrale "Croazia"), le relazioni internazionali, l'aiuto ai profughi. Bernasconi è in costante contatto con l'Ufficio di Presidenza ed è impegnato sui più svariati fronti. E' il tempo degli allarmi-bomba, degli uffici consolari sorvegliati dagli organi di polizia, delle lettere minatorie. Solo nel 1995 si tornerà a respirare aria di serenità. Ma come capita Bernasconi in mezzo ad un conflitto che - apparentemente - non lo riguarda? Un passo indietro: dalla fine degli anni '80. "In quegli anni cooperavo con la facoltà di pedagogia (istituto di psicologia) dell'Università di Rijeka", racconta Bernasconi, "conobbi Katica Ivanisevic, Vice-Rettore dell'Università (poi sarà chiamata a presiedere il Parlamento della Repubblica). Katica è una fervida nazionalista e sostenitrice del movimento indipendentista. Passammo ore e ore, in un atmosfera di fronda, a discutere i futuri scenari di una Croazia indipendente. Parlammo di politica, di economica, di equilibri europei. L'idea di partecipare in modo attivo alla creazione di un nuovo Stato mi affascinava e Katica insisteva per farmi conoscere il Presidente designato della costituenda Repubblica. Conobbi Franjo Tudjman. Rimasi affascinato dalla sua personalità, dal suo pensiero liberista, dalla sua storia (fu per molti anni generale dell'armata jugoslava, poi imprigionato per motivi politici). Entrai a far parte del suo entourage. Questa e la storia".
Bernasconi non è comunque un novellino nel campo delle relazioni internazionali ("... sono il diplomatico meno diplomatico che si possa immaginare", dice). Infatti negli anni '70 riveste importanti cariche per quello che fu definito il più fedele vassallo dell'allora URSS: la Bulgaria. Con la Bulgaria continua ad intrattenere contatti di amicizia e collaborazione. Persona stimata anche dai governi democratici che si susseguono dopo la caduta del muro di Berlino, continua a rappresentare la Repubblica bulgara con la qualifica di consigliere onorario addetto alle relazioni internazionali.