|
Onorevole Presidente, Onorevoli Giudici!
Anzitutto ringrazio per avere permesso la lettura di questo mio memoriale. Con questo scritto intendo, da un lato, giustificare la mia assenza da quest'aula, dall'altro assumere, come doveroso, oltre che tematiche difensive afferenti alle accuse mosse nei miei confronti, le mie responsabilità nei confronti dei collaboratori di sanaVita e di Forum Crisalide. Premetto che la mia scelta di non presenziare ai dibattimenti non deve essere inteso come un gesto di dispregio nei confronti del collegio giudicante. Anzi. Sono convinto che questo onorevole Tribunale possa fare finalmente luce e giustizia sui assurdi teoremi che muovono l'operato dell'accusa. La mia non-presenza è consequenziale ad una condizione psichica e fisica distrutta nei cinque anni trascorsi sotto gli strali di un'ignobile campagna stampa che profondamente ha minato la salute mia e dei miei familiari. Un'esperienza che non auguro a nessuno. Dagli articoli, che una stampa sempre alla ricerca di notizie pruriginose, ho - cinque anni e mezzo orsono - appreso le molteplici imputazioni che la Procura di Como ha promosso a carico mio e dei miei più stretti collaboratori. Accuse che spaziano dalla associazione a delinquere all'abuso sessuale, dalla truffa alla falsità in documenti, dall'abuso di professione ad un pseudo falso ideologico che verte su una presunta non-scientificità dell'approccio che da oltre trent'anni porto avanti con successo e coerenza e che è conosciuto con il nome di analisi neoreichiana.
Iniziamo proprio da qui: mi si accusa di aver messo a punto il protocollo neoreichiano e di averlo divulgato, sin dagli anni ottanta, attraverso corsi di formazione e specializzazione ai quali hanno partecipato numerosi professionisti svizzeri, italiani, tedeschi e bulgari. Su questo approccio definito pseudoscientifico così si esprime il compianto professor Luigi De Marchi, indiscusso padre delle terapie postreichiane in Italia:
"Conosco e apprezzo gli sviluppi che, nelle sue opere, Waldo Bernasconi ha dato, con altri esponenti del metodo neo-reichiano, al pensiero di Wilhelm Reich. Lo stesso movimento neo-reichiano, in cui può essere collocata la Scuola di Bernasconi, conta decine di Scuole tra cui alcune di grande prestigio professionale come quella inglese di David Boadella e Malcolm Brown, quelle americane di Charles Kelly, John Pierrakos e Frank Natale, quella norvegese di Ola Raknes, e quella indiana di Poona.
Anche in Italia, all'approccio psicocorporeo non sono mancati i riconoscimenti ufficiali. Così, per esempio, la Scuola di Alexander Lowen in Italia, da me fondata e presieduta a lungo negli anni '80, è stata riconosciuta dal Ministero dell'Università e dalla Ricerca (MIUR) come Scuola di specializzazione universitaria in psicoterapia.
Ed identico riconoscimento hanno ottenuto la Scuola di Terapia Psicocorporea "Psicoumanitas" del Dr. Antonio Loiacono e la mia stessa Scuola di specializzazione universitaria in Psicoterapia ("Istituto di Psicologia Umanistica Esistenziale"), che contiene un intero anno didattico dedicato appunto all'approccio psico-corporeo. Del resto, a controbattere le tesi dell'Accusa, può bastare il fatto che la terapia psico-corporea è riconosciuta come un importante indirizzo psicoterapeutico dalle massime organizzazioni professionali di psicoterapia, sia quella europea, cioè la European Association of Psychotherapy (EAP), che quella mondiale, cioè il World Council of Psychotherapy (WCP). Per quanto riguarda gli assunti teorici e tecnici della Scuola di Bernasconi, essi vengono esposti con molta chiarezza nell'opera di Waldo Bernasconi "La teoria neoreichiana" (IRC Press, Lugano 2003). Credo che basti quest'opera a contestare le posizioni di quanti vogliono negare ogni validità all'impostazione psicoterapeutica di Bernasconi. Si tratta infatti di un lavoro che, oltre ad essere scritto in modo chiaro, preciso e sistematico (qualità ormai piuttosto rare nella letteratura scientifica odierna), richiama con grande trasparenza i "padri fondatori" dell'approccio psicocorporeo (da Reich a Lowen) ed i loro basilari concetti di "corazza muscolare e caratteriale", di "grounding", di "flusso energetico", di "identità funzionale" tra emozione e movimento corporeo, di "tipo caratteriale" e così via, a cui si richiamano le teorie e tecniche d'intervento di Bernasconi.
In particolare, Bernasconi ha pubblicato nell'ottobre 2004 su "Sintesi" (la Rassegna quadrimestrale di terapia e analisi neo-reichiana edita dal suo Centro), un lungo articolo che espone i risultati di una ricerca sua e dei suoi collaboratori sui Disturbi Alimentari Psicogeni (DAP) e sulle terapie neo-reichiane con essi utilizzate, che propone una interessante applicazione ai DAP dei criteri diagnostici e terapeutici dell'analisi bioenergetica di Alexander Lowen e dei trattamenti relativi alle diverse tipologie caratteriali (schizoide, orale, masochista, psicopatico e rigido). La presentazione dei modelli bioenergetici e della loro applicazione ai DAP è ineccepibile sotto il profilo storico e teorico e non si capisce come l'Accusa possa aver definito la proposta del Dr. Bernasconi in termini tanto svalutativi." (Doc. 1- "Perizia De Marchi).
Il professor De Marchi avrebbe voluto comparire come teste in questo processo. Purtroppo, alcuni mesi orsono, è passato a miglior vita.
Altre importanti testimonianze giungono dall'Accademia bulgara. Infatti in Bulgaria l'approccio neoreichiano ha trovato - grazie al sostegno della Università Statale di Medicina a Sofia che ha introdotto nei propri programmi di studio una specializzazione in Terapia e Analisi Neoreichiana riservata a medici e psicologi -ed un gruppo di ex-allievi che hanno completato la loro formazione presso la Scuola neoreichiana - ampia divulgazione e lusinghieri riconoscimenti. Vediamo:

E ancora...

E per ultimo
 
(Vd. Docc.2-3-4 "Alexandrov", "Vasilev", Petkova").
E' vero: ho studiato l'applicabilità dell'approccio neoreichiano alla cura dei disturbi da iperconsumo (tossicodipendenza, disturbi alimentari psicogeni, alcolismo, shopping compulsivo, ecc.) e averlo poi concretizzato dapprima nella creazione di "Crisalide" a Vico-Morcote (Ticino), poi con il protocollo riabilitativo del disturbo alimentare psicogeno in auge presso la Casa di Cura sanaVita a Lugano-Breganzona. Ho descritto e teorizzato questa metodologia nel libro "Anoressia, Bulimia, Obesità da Iperfagia" (Doc. "Libro" a disposizione) e in "Perché proprio io?" (Doc. "Libro" a disposizione) finanche sui numerosi siti internet che propagavano il mio protocollo riabilitativo nonché con la stampa e la pubblicazione del trimestrale gratuito "Sintesi" che è stato inviato gratuitamente a migliaia e migliaia di persone che ne hanno fatto richiesta. SINTESI, dapprima pubblicato in forma cartacea e poi direttamente online, affrontava tutti i temi vicini al disturbo alimentare con la collaborazione di numerosi esperti del settore (Doc.: "Sintesi", a disposizione) . La ponderatezza dell'approccio neoreichiano è, altresì, stata peritata dal Prof. Gian Piero Turchi, Docente all'Università di Padova e dalla Dott.a Luisa Orrù, psicologa ed esperta in psicologia giuridica che - nell'ambito di un'accurata perizia (Doc. 5 - perizia), così si esprimono:
"A fronte dell'analisi storica e teorica delle prassi proposte nel 'protocollo Bernasconi' (vedi tabella pagina 11), si può affermare che quanto proposto dallo stesso autore trovi riferimento teorico nelle produzioni degli autori che storicamente lo hanno preceduto (si veda quanto proposto nel paragrafo Cenni storici e nella colonna 4 della precedente tabella). Pertanto, sebbene il campo d'applicazione del 'protocollo Bernasconi' goda d'originalità in quanto risulta calibrato allo scenario della società attuale e alla precisa utenza sulla quale lo si applica, quanto proposto dall'autore e precedentemente analizzato, risulta nel suo insieme un prodotto che traspone l'approccio teorico adottato in prassi operative che trovano in esso la propria coerenza." E che dire delle opinioni espresse dallo psichiatra Prof. Alessandro Meluzzi, perlatro teste dell'accusa che, nel suo libro "Un male perbene" così di esprime: "Un esempio valido di tutte le tecniche terapiche suddette (esercizi con animali, esercizio fisico, il relax, il lavoro sull'immagine corporea, il superamento dei conflitti legati alla sfera sessuale, fare la lotta, piaceri di varia natura come vestiti e bagni caldi, ovvero quasi tutte attività previste dal protocollo Crisalide N.d.A.) si può trovare nella struttura clinica Crisalide (Morcote, sul lago di Lugano), nome dalla forte connotazione simbolica, laddove si ravvisa la sopravvenuta guarigione con il passaggio a farfalla, libera e capace di volare via, che avvalendosi di tecniche composite segue singolarmente e in gruppo il paziente con l'impiego di varie metodologie psichiatriche, fino all'uso dell'arte terapia e di tutte quelle possibilità terapeutiche "alternative" ma dalla sicura efficacia. La gradevolezza dei locali (piscina, giardino, ecc...) e il luogo in cui si trova, si affaccia tra i monti sul lago di Lugano, favorisce inoltre il recupero dei pazienti.
Il "Progetto Crisalide" considera la complessa natura, l'eziopatogenesi, di questi disturbi, allontanandosi da quelle terapie che "curano" i disturbi alimentari psicogeni partendo da un presupposto di malattia e di analisi dei perché, per cogliere, altresì, il fattore esperienziale. Quell'esperienza che deriva dalla relazione tra Io e Tu. Si evita, perciò, la medicalizzazione dei soggetti bulimico-anoressici, ma si favorisce la rieducazione all'alimentazione a modelli di marca psicoterapeuta.
Crisalide diviene allora una "scuola di vita" che, attraverso al riaffermarsi del senso della realtà e di una giusta diffidenza, permette al Sé di percorrere il proprio progetto esistenziale, partendo soprattutto dall'emozione e giungendo all'affettività, ai sentimenti, e a un'armonia stabile e duratura tra Io-corpo e Io-mente.
Si predilige, inoltre, la medicina "verde", ma, laddove necessario, si interviene, parimenti, con la farmacologia classica. La giornata si presenta come un'alternanza dinamica tra attività ed emotività, facilitata peraltro da moltissime tecniche educativo-pedagogiche, quali momenti di rilassamento psichico e somatico, resi più idonei dalle modernissime attrezzature di monitoraggio e feedback, da attività sportive e momenti ludici, alternati a vere e proprie attività di "lavoro" nell'economia domestica del Centro.
Perno di tutte queste attività terapeutiche è l'attività di gruppo: la Theatertherapie che si ispira a Stanislawskij e alla Scuola Psicoantropologica Neoreichiana, e che mette in moto l'esplorazione del Sé emozionale interno e in relazione con l'esterno, oltre che la responsabilizzazione del ruolo del personaggio. Il fine di tutto ciò è di rieducare il Sé e di renderlo atto alla vita, anzi dantescamente alla "Nuova Vita". In questa nuova e inesplorata vita, l'analisi si erge sulla realtà e sulla teatralità, in chiave psicoantropologica. Rinasce dunque la stima nel Sé, la fiducia, e la vita può riprendere a correre, a volare.
Crisalide è retta da un Comitato Scientifico di assoluto prestigio, che copre, nel suo insieme, il "sapere" delle scienze mediche e di quelle umanistiche, il che garantisce la comprensione di quella fenomenologia che si esprime nel disturbo alimentare, in un'ottica integrata e multi disciplinare.
Si segnalano ancora il Forum Crisalide, organo di comunicazione on-line, che riceve e trasmette in tempo reale informazioni e idee, uno strumento di servizio a disposizione di quanti, medici o famiglie, siano interessati a discutere o ad avere informazioni sulle novità riguardanti i disturbi alimentari e in particolare la metodologia terapeutica di Crisalide (Tel 011 - 655638, 06 - 4870885, 02 - 58305415), e la chat-line su internet: un gruppo di incontro virtuale aperto ai problemi dei disturbi alimentari (www.crisalide.ch / E-Mail: info@crisalide.ch; valenciameluzzi@valnet.it)"(Doc.: Alessandro Meluzzi, "Un male perbene", Omega Edizioni, Aprile 1998, già depositato al doc.8.15 del fascicolo difensivo).
Al fine di propagandare l'indirizzo analitico da me ideato, ho attivato mezzi promozionali quali telefono con numero verde, siti internet, conferenze, pubblicazioni (e sono stato forse uno dei primi a farlo!) destinati ad aiutare gli ammalati e far conoscere al grande pubblico le dinamiche psichiche e comportamentali sulle quali poggiano anoressia, bulimia e iperfagia.
Ho dato, inoltre, vita a Forum Crisalide che, nei 10 anni della sua esistenza, ha informato e assistito (telefonicamente, via internet e consulti personali) decine di migliaia di persone affette dai disturbi alimentari sopra accennati, divulgando speranza e sostenendole nella scelta di vivere al di fuori della malattia, incitandole a sottoporsi alle cure che i singoli casi richiedevano senza che ciò implicasse necessariamente un soggiorno nelle strutture che si rifacevano al protocollo neoreichiano.
Fatte queste premesse vorrei ancora una volta specificare che mi assumo la piena responsabilità di quanti hanno praticato o divulgato l'approccio neoreichiano e che oggi è, come me, sono imputati di crimini nefandi. Questi colleghi altro non hanno fatto che seguire i miei insegnamenti e le mie direttive.
Se poi qualcuno si è macchiato di delitti che nulla hanno a che vedere con gli insegnamenti della mia scuola, risponderà personalmente ai Giudici.
Ciò mi porta a parlare dell'accusa di associazione a delinquere. Mai gruppo di presunti delinquenti fu, ai fini di perpetrare una truffa, peggio assortito. Infatti, i collaboratori di cui andrò a riferire, erano talvolta alla ricerca di visibilità, di appagamento narcisistico (delitto nel quale anch'io mi riconosco), ma mai di lucrare indebitamente su la clientela di Forum o di sanaVita o di Cascina Respaù . Vediamo questi loschi figuri da vicino:
Piero Billari ha presieduto Forum Crisalide fino dalla sua costituzione. Per quasi un decennio e con estremo spirito di sacrificio personale, si è prodigato nell'ascoltare ed assistere nei limiti dell'umano le centinaia e centinaia di utenti che affollavano il nostro numero verde. Billari non conosceva orari di lavoro, né sabati né domeniche. Chi l'ha conosciuto può testimoniare della sua totale partecipazione al dolore di ammalati e dei loro familiari e ciò sempre guidato dalla missione che Forum si era data: convincere gli utenti che il disturbo alimentare è una malattia, non una vergogna e che da questa malattia uscire si può. Billari ha frequentato il triennio di formazione presso la scuola neoreichiana ottenendo poi l'abilitazione ad operare con la qualifica di consulente (FAIP/CNEL). Nell'impostazione del suo lavoro, Billari ha seguito mie specifiche direttive eccedendo, semmai, nello zelo con il quale prendeva a carico situazioni che, personalmente avrei "mollato", poiché ho sempre ritenuto che Forum avrebbe dovuto essere un centro di informazione e documentazione e non un luogo di consulenza telefonica permanente. Billari ha girato l'Italia in lungo e in largo, spesso a proprie spese, propagandando il "verbo" neoreichiano, poiché in quel "verbo" credeva e ne costatava gli effetti benefici. Ma sbagliato sarebbe affermare che Billari o Forum Crisalide, fossero dei propagandisti della Casa di Cura sanaVita. Per contro Billari e il Forum che presiedeva erano al servizio di un'utenza spesso disperata alla ricerca - soprattutto - di conforto e di sostegno. (Forse va sottolineato che se solo 1% degli utenti di Forum Crisalide avesse varcato i cancelli della Casa di Cura sanaVita sarebbe stato necessario un ampliamento della struttura!). Alla fine del 2005 Billari presenta le dimissioni da Presidente di Forum a seguito di problemi personali.
Dott.a Bona Giuseppina Carlevaro ha rivestito la funzione di Direttore Sanitario della Casa di Cura sanaVita sin dagli esordi dell'attività. Negli anni in cui ha svolto il suo incarico, Bona Giuseppina Carlevaro si è profilata come una seria professionista, mai assoggettata ai voleri di chicchessia, né particolarmente attenta agli interessi economici della Casa di Cura. Con estrema cautela ha selezionato i pazienti che, da un profilo clinico-psicologico, si dimostravano in grado di affrontare il protocollo riabilitativo che sanaVita loro offriva. In questo compito si è avvalsa, laddove necessario, della collaborazione di psichiatri che, nel corso del tempo, si sono avvicendati nella Casa di Cura. Il campo operativo di Bona Giuseppina Carlevaro comprendeva la gestione del comparto medico di sanaVita. Il suo lavoro è stato più volte oggetto di supervisione da parte delle competenti Autorità cantonali e mai, in quel periodo, furono mossi appunti al suo operato. Durante i primi anni di gestione che videro la mia presenza a sanaVita (con la qualifica di consulente e supervisore del programma), Bona Giuseppina Carlevaro, unitamente a tutti gli altri membri dello staff (psicologi, psichiatri, infermieri, operatori, consulenti), partecipava ad incontri settimanali nel corso dei quali si valutavano gli interventi medici, farmacologici e psicologici in relazione alle difficoltà che i vari pazienti incontravano nel loro percorso. In quelle occasioni ha sempre agito con coerenza nella sua veste di Direttore Sanitario imponendo (anche contro miei eventuali suggerimenti) quelle linee di condotta che, giustamente, riteneva utili alla riabilitazione del singolo paziente (altro che compiacenza nei miei confronti!). Nulla - per contro - legava il Direttore Sanitario alla Scuola Neoreichiana. Il suo giudizio era da qui scevro da ogni ideologia. Era sua abitudine convocare periodicamente gli ospiti di sanaVita per colloqui esplorativi stabilendo così relazioni personali con tutta l'utenza. I dati accumulati durante questi colloqui erano, talvolta, condivisi con lo staff o con il sottoscritto al fine di meglio personalizzare la terapia del singolo caso. Malgrado la vicinanza che normalmente si stabilisce tra medico e paziente, mai fu informata, da quel che mi consta, di episodi di violenza che l'accusa insiste nell'attribuire, oltre che al sottoscritto, ai membri del suo staff . Bona Giuseppina Carlevaro non partecipava ad alcuna decisione di tipo amministrativo. Inoltre va sottolineato che la sua retribuzione si collocava ben al di sotto della media di un qualsiasi medico che avrebbe ricoperto una pari funzione. Dopo l'interruzione del mio operato presso sanaVita, interruzione voluta dal medico cantonale al fine di non indurre l'utenza di sanaVita a una confusione di ruoli tra il personale psicologico e la figura del supervisore e la conseguente apertura del mio studio professionale a Campione d'Italia, i miei rapporti con Bona Giuseppina Carlevaro si limitarono da un lato alla richiesta di consigli medici connessi con la mia attività di psicologo e, dall'altro, a miei interventi mirati nel settore del counseling esistenziale laddove richiesto dallo stesso Direttore Sanitario o dal singolo utente.
Silvia Agoletti / Isaac George sono stati gli interpreti del counseling di gruppo proprio della scuola neoreichiana. Operarono a Crisalide (Vico-Morcote), presso la Casa di Cura sanaVita, nonché, gratuitamente (sottolineo gratuitamente), presso Cascina Respaù. Per quello che è di mia conoscenza, il loro agire fu sempre conforme agli insegnamenti neoreichiani che avevano appreso tramite i già citati corsi di formazione triennali. Sul loro modus operandi assumo piena responsabilità in quanto nulla di sconcio o sporco o immorale è parte del pensiero neoreichiano. In nessun momento i loro compensi (ne d'altronde quelli degli altri collaboratori, me compreso) furono stabiliti in relazione al fatturato della Casa di Cura, cosicché sembra assurdo un loro coinvolgimento nei reati di truffa o associazione a delinquere. Anzi: molto spesso ho richiesto (e ottenuto), in nome di comuni ideali, prestazioni di volontariato sia nel campo della formazione che nell'assistenza agli utenti di Forum Crisalide. Silvia Agoletti ha avuto modo di fare esperienza della terapia neoreichiana in prima persona: la conobbi affetta da anoressia e con problematiche legate all'iperconsumo poliforme. Risiedeva, in quei tempi, in una località dell'Emilia e - per meglio essere seguita - si trasferì a Lugano. Accompagnai la crescita di Silvia lungo tutto il suo percorso esistenziale e mi ritengo di esserle oggi amico e non terapeuta. Comunque: dopo ca. 18 mesi di terapia e superata la malattia, intraprese un ciclo di studi di psicologia presso la Università di Ljubljana (a quei tempi equiparata alle Università italiane) conseguendo la laurea quinquennale in psicologia. Fu sempre vicina allo sviluppo della scuola neoreichiana. L'operato di Silvia Agoletti rispecchia - in tutte le sue sfaccettature - il pensiero neoreichiano per il quale io mi assumo, lo ribadisco, l'assoluta responsabilità. Isaac George fu sin dall'inizio un entusiastico sostenitore di quella che fu poi denominata "teatroterapia di scuola neoreichiana". Isaac George venne a contatto con il mio protocollo tramite la psicologa comense Dr. Silvana Giunta che prestava saltuariamente opera presso il Centro Crisalide di Vico-Morcote. Figura di spicco nel mondo dello spettacolo, Isaac George, si buttò a capofitto e con la spontaneità che gli appartiene, nell'ideare - assieme al sottoscritto - una terapia di gruppo, che prese poi il nome di teatro terapia e che negli anni successivi diventò materia di insegnamento nella formazione di counselors e di specialisti presso i più disparati istituti di studio sia nella Penisola italiana che all'estero. La voglia di conoscere e di approfondire questa sintesi tra teatro e approccio neoreichiano indussero Isaac George a frequentare con profitto il triennio di formazione in counseling neoreichiano ottenendo il diploma di counselor (FAIP/CNL). Nei primi anni di attività ho seguito personalmente Isaac George nelle sue perfomance "teatroterapeutiche", ne ho apprezzato la capacità di sintesi, la serietà di approccio al gruppo, la professionalità dell'attore e la passione che caratterizzavano il suo operato. La teatroterapia divenne ben presto una colonna portante dell'approccio neoreichiano tanto da divenire materia, come sopra accennato di studio nei programmi di formazione postlaurea che la scuola neoreichiana promosse (e promuove) in associazione con importanti università statali bulgare. Nella sua qualità di teatroterapeuta Isaac George si profilò al punto da essere più volte invitato da detti Atenei per presentare il nostro originale approccio al disagio psichico. Non mi consta che Isaac George abbia travalicato nel suo operato la sua funzione di counselor in teatroterapia per sconfinare in arti mediche o paramediche quali la psicologia o la psicoterapia. Anzi: proprio in consonanza con il suo carattere, Isaac George, ha sempre mantenuto nell'ambito delle sue attività un basso profilo e - come possono testimoniare gli altri interpreti dell'approccio neoreichiano presenti in sanaVita o presso Cascina Respaù - ha sempre demandato a chi di dovere la soluzione di problematiche che esulavano dalle sue competenze. Le retribuzioni di Isaac George furono sempre, visto anche il calibro del personaggio, piuttosto contenute in rapporto all'enorme mole di lavoro che questi svolgeva. Infatti, era Isaac a sobbarcarsi il compito di assistere questa o quell'ospite in particolari momenti di difficoltà e che richiedeva il suo aiuto.
Armando Mancassola è un'altra figura inclusa nel gruppo dei presunti delinquenti. Mancassola è un "signor" cuoco che al meglio ha saputo interpretare i bisogni alimentari dei nostri pazienti e ciò senza ricorrere a particolari diete. Un compito non sempre facile: infatti i menu offerti a sanaVita in nulla si discostavano dalla sana cucina mediterranea ovvero quei cibi amati-odiati dalle pazienti affette da disturbo alimentare. Infatti uno dei capisaldi del protocollo neoreichiano è costituito dalla ricerca dei "perché" della problematica alimentare, ritenendo che il cibo altro non fosse che il sintomo (o l'epifenomeno) di problemi nascosti. La somministrazione alimentare non ha, di conseguenza, mai seguito un preciso schema clinico-dietetico, ma si è sempre basata esclusivamente sul raggiungimento del peso ideale calcolato in base al Body Mass Index del singolo ospite. In parole povere: "... se sei sottopeso mangi di più, se sei sovrappeso mangi di meno!". E quale era il ruolo di Mancassola in tutto ciò? In primis quello di cucinare secondo i dettami della cucina mediterranea, in secundis di eseguire il dosaggio dei cibi a seconda delle indicazioni dei responsabili sanitari. Ma nessuna dieta specifica! E ciò si contraddice con le accuse, rivolte anche al sottoscritto, di avere praticato abusivamente l'arte medica prescrivendo diete alimentari. Tutto qui. Se qualche cosa si può aggiungere è che Armando Mancassola rappresentò per le ragazze molto più di un capo-cuoco: egli fu l'amico, il consigliere da interpellare durante i weekend trascorsi a domicilio, il "mago" che spiegava i segreti di una cucina sana e bilanciata. Mai, a mio sapere, Mancassola si appropriò di ruoli se non a quelli legati alla sua professionalità. Semmai gli può essere addebitato un eccesso di impegno, poiché - come già accennato - spesso si prodigò più del necessario nel sostegno a coloro che di cibo soffrivano. Mai - lo stesso Mancassola - fu coinvolto in decisioni amministrative o gestionali con riferimento alle attività della Società di Gestione. Tutt'al più egli fu responsabile dell'organizzazione alberghiera e ricoprì questo ruolo senza particolare retribuzione, retribuzione che - nello specifico - mai fu adeguata a perdite o profitti realizzate/i dalla Società di gestione. Allora ... dove è la truffa? Tutto ciò malgrado Armando Mancassola ha preferito patteggiare una condanna mite piuttosto che affrontare un lungo e costoso processo e un'avvilente gogna mediatica. E io lo capisco!
Sonja Bernasconi / Diana Bernasconi: Iniziamo da Sonja Bernasconi. Sonja non ha mai avuto carica alcuna nell'ambito della Società sanaVita, ma si è sempre e solo occupata, su richiesta e con l'accordo dell'amministratrice unica sig.a Renza De Dea, delle formalità bancarie tra la Casa di Cura e gli istituti bancari a questa collegati e ciò soltanto nella logica di una ottimizzazione delle operazioni di cassa (in particolare la gestione degli stipendi) considerato che l'Amministratrice Unica della Società risiedeva a Locarno (quindi a quasi un'ora di automobile dalla sede di sanaVita). Eseguì i propri compiti con diligenza come attestano i rapporti dell'Ufficio di Revisione della sanaVita SA. Mai trasse un beneficio diretto dagli utili legati alla gestione della Società, né mai fu a contatto diretto con l'utenza della casa di cura. Il suo operato seguì, laddove esulava dalla normale amministrazione, mie precise direttive.
Diana Bernasconi è mia figlia e ha svolto, nell'ambito di sanaVita compiti di segreteria e amministrazione alle dirette dipendenze dell'Amministratore Unico signora Renza De Dea. E' subentrata nella qualità di responsabile amministrativa alla precedente direttrice continuandone la linea di condotta tenuto conto che il ruolo di "direttrice" era voluto dalle Autorità cantonali al fine di disporre, all'interno della casa di cura, di una persona di contatto responsabile dei servizi alberghieri (igiene, infrastrutture, controlli dell'utenza, ecc.). E' evidente che Diana - considerata la sua posizione piuttosto marginale per quel che riguarda l'attività sanitaria - poco o nulla era a contatto con la clientela. Assurdo il solo pensare che in questa sua posizione avrebbe potuto trarre profitto indebito per sé o per la struttura che rappresentava.
Ecco, questa è la mia "associazione a delinquere". Personaggi che hanno divulgato, applicato e sostenuto in perfetta buona fede e al di là di ogni disegno criminale, un protocollo di cura nel quale, visto anche gli esiti inconfutabilmente positivi, hanno creduto. Ecco il profilo di coloro che hanno costituito il "vertice" dell'impianto neoreichiano: un vertice che avrebbe dovuto, in tempi brevi, sostituirmi nella guida delle svariate istituzioni facenti capo alla mia teoria. (Poi, a "sostituirmi", buttandomi in pasto agli avvoltoi, ci ha pensato la Procura di Como!). Ecco gli interpreti di un protocollo che ha salvato decine e decine di vite umane e che ha ridato un senso alla vita a centinaia di ammalati. Ma se anche fosse stato utile a salvare una sola vita umana e a dare armonia a dieci persone io sarei fiero di averlo "inventato".
Io, la mia famiglia e i miei più stretti collaboratori paghiamo oggi con la salute, con la messa al bando e con la gogna mediatica l'incedere di una Giustizia che non ha compreso la bontà del metodo da me studiato.
Approfondiamo ora l'analisi dei luoghi del delitto. Iniziamo con Cascina Respaù (anche detta CASADAP). Respaù non fu mai luogo di cura (come si evince dalla lettura del sito internet CASADAP, Doc. 6), bensì di studio e di consapevolezza. Infatti presso CASADAP, l'ospite poteva condividere il suo malessere con altre persone afflitte da disturbo alimentare per poi decidere dove o in quel modo affrontare il proprio disagio.
Passiamo a Forum Crisalide. L'attività di Forum Crisalide, Svizzera, prende il via a Lugano nel 1997, viene poi iscritta a Registro di Commercio nel novembre 2000 (Doc.7 Reg. di Commercio e Doc.8 Statuto). Dalla lettura dello Statuto si evince che la società ha per scopo: "diffondere la conoscenza dei principi teorici e metodologici dell'analisi e terapia psicocorporea con particolare riferimento alla Scuola neoreichiana, che si ispira al pensiero di Waldo A. Bernasconi, in particolar modo nel campo della cura e della riabilitazione dei disturbi alimentari psicogeni". L'operato di Crisalide è sostenuto in primis da contributi volontari da parte della SIN e da alcuni soci fondatori. L'attività comprende, oltre che la promozione dei principi terapeutici sostenuti dalla società, la ricerca afferente al disturbo alimentare psicogeno, la cura di edizioni e di pubblicazioni inerenti all'attività e agli interessi culturali e scientifici dell'associazione. Per contro l'attività di counseling di Forum-Svizzera è stata sempre molto contenuta (5-10 consulenze all'anno).
Forum Crisalide-Italia (iscritta all'elenco delle Associazione della Città di Como e Membro del URASAM-Lombardia, www.urasamlombardia.it) è costituita, su iniziativa di un gruppo di diplomati nei vari livelli della scuola neoreichiana (consulente, specialista, analista) nel febbraio 1998. La sede è Verbania presso lo studio di Mario Musto, conoscente di vecchia data di WAB. Lo stesso WAB viene nominato alla carica di Direttore Scientifico (carica che ha ricoperto fino al 2007). Sin dal suo esordio Forum sviluppa una serie di iniziative volte alla promozione del "protocollo di cura neoreichiano nel campo della cura e della riabilitazione dei disturbi alimentari ad origine psicogena". Primo tra tutte le istituzioni aventi caratteristiche analoghe ed impegnate sul fronte del disturbo alimentare, Forum mise a disposizione della propria utenza un numero verde che registrò, annualmente, migliaia di chiamate da parte di ragazzi e ragazze affetti da DAP, dai loro familiari o da conoscenti. Scopo primo degli interventi legati all'attività del numero verde fu quello di far sentire questo tipo di ammalati meno soli, di assisterli nella ricerca di strutture di cura idonee e nei momenti difficili che contraddistinguono l'evolversi di questa malattia. Sul proprio sito internet Crisalide presenta la sua "mission" come segue:
Dal 1996, ossia da oltre un decennio, Forum Crisalide ha una mission:
aiutare chi soffre di bulimia, anoressia, obesità da iperfagia e alimentazione compulsiva;
sostenere genitori, mariti e moglie, fidanzati(e) e amici di ragazze e ragazzi affetti da disturbo alimentare psicogeno (DAP);
informare tramite gli organi della stampa tutta sull'espandersi endemico sui disturbi dell'alimentazione a origine nervosa;
organizzare convegni, conferenze e riunioni sul tema della cura e della prevenzione dei DAP;
sollecitare e sostenere sempre e laddove possibile interventi politici e dei funzionari addetti alla salute nell'importante compito di prevenzione del disturbo alimentare;
promuovere la ricerca di modelli di cura e riabilitazione tramite modelli individualizzati a favore di chi soffre di disturbo alimentare
Si fa rilevare che, al momento dell'entrata in scena di Forum Crisalide, anoressia, bulimia e obesità da iperfagia, erano disturbi ignorati dalla grande stampa. Poca era anche la sensibilità delle strutture sanitarie che si occupavano di queste pazienti e delle loro problematiche: il disturbo alimentare ad origine nervosa fu fin qui trattato con terapie di tipo comportamentale (o cognitivo-comportamentale) senza che si tenesse minimamente conto del o dei "perché" o del "terreno" sul quale si sviluppa questa malattia. Forum Crisalide, il cui protocollo si rifà ad una scuola di tipo analitico, fu (insieme all'ABA-Milano che opera con indirizzo freudiano), l'unico a focalizzare la propria azione sulle cause profonde che sfoceranno poi nel sintomo alimentare. Ed è proprio, forti di queste dottrine, che le decine di operatori e volontari che si avvicendavano al numero verde, hanno cercato di dare conforto a chi richiedeva aiuto. Secondo la dottrina neoreichiana la malattia alimentare non è un "vizio" o qualche cosa di cui vergognarsi, ma il sintomo di un disagio psicologico più profondo. Questo era il messaggio.
Ma all'utente di Forum fu dato anche modo di contattare l'associazione tramite internet. Migliaia le richieste d'aiuto o di informazione che raggiungevano ogni anno la casella info@crisalide.ch. Ed anche in questo caso Forum fu il primo ad attivare questo tipo di servizio.
Forum fu inoltre promotore o ospite-invitato a decine e decine di conferenze sul tema DAP (Disturbo Alimentare Psicogeno). Serate informative, congressi, lezioni all'interno di istituti scolastici e conferenze vedevano i volontari di Forum muoversi in tutta Italia, sempre nell'intento di fornire conoscenza e aiutare chi si trovava in difficoltà. Il lavoro svolto da Forum e le "cronache di successi terapeutici" non mancarono di riscuotere l'interesse della stampa. Sono centinaia gli articoli apparsi sulla stampa nazionale o su organi d'informazione regionale e si contano a decine i servizi televisivi messi in onda da antenne private (Mediaset) o nazionali (RAI) aventi per oggetto il protocollo di cura neoreichiano (Doc.9 "sintesi delle attività di Forum svolte dal 2002 al 2006").
Alcune cifre sull'attività di Forum
Dal 1998 alla primavera 2007 ca. TRENTAMILA utenti si sono rivolti al nu.verde di Forum Crisalide;
Dal 1998 alla primavera 2007 ca. SETTECENTOCINQUANTAMILA utenti hanno consultato il sito di Forum (www.crisalide.ch)
Dal 1998 alla primavera 2007 ca. CINQUEMILA utenti hanno usufruito di consigli da parte dell'indirizzo e-mail messo a loro disposizione da Forum.
Oltre un milione di ammalati ha preso visione del protocollo neoreichiano tramite stampa o tv.
Ciò malgrado: nel periodo 1998 - 2007 gli ospiti di sanaVita e Cascina Respau non hanno superato complessivamente i 450 ricoveri che solo in parte erano legati alle varie attività di Forum Crisalide!
Da un profilo del marketing, quindi, l'operazione "Forum Crisalide" fu - visti i dati sopra esposti - da considerarsi di pessima penetrazione e/o redditività e, sin dagli esordi sarebbe stata sostituita, se l'unico scopo del suo esistere fosse stato quello di procacciare pazienti alle strutture citate, da mezzi di propaganda più efficaci!
Forum Crisalide operava nella logica di una continuità tra Scuola Internazionale Neoreichiana (o brevemente SIN) e attività clinica come proposta dall'atto costitutivo della Scuola che recita all'art. 4: "Per meglio realizzare gli scopi di cui art. 3 del presente Statuto, è prevista la creazione di un apposito servizio clinico, realizzato nell'ambito della SIN, con il concorso di medici e psicologi clinici, che abbiano almeno cinque anni di esperienza certificata nelle istituzioni pubbliche o private e comunque siano iscritti nei rispettivi Albi Professionali" Forum divenne, in quest'ottica, il divulgatore di una specifica filosofia di cura e solo in questo contesto si può comprenderne l'operato e la continua sponsorizzazione nello specifico della casa di cura sanaVita che in Forum ha investito centinaia di migliaia di franchi svizzeri [doc. a disposizione]). Parte delle attività di Forum si re-indirizzano a partire dal 2005 sul settore dei disturbi giovanili in generale, attività questa svolta con il Patrocinio della Provincia e della Città di Como e senza scopo lucrativo. Ciò dimostra che l'operato di Forum fu importante nella diffusione della filosofia neoreichiana e ciò a prescindere da speculazioni di tipo economico.
Sintesi: il mio costrutto assume, alla luce di quanto sopra esposto - una connotazione diversa da quella che vuole il Magistrato inquirente. Anzitutto gli istituti e le associazioni inquisite esistono o sono realmente esistite (come dimostrano anche gli atti precedentemente esibiti) e godono o godevano di ampia notorietà scientifica. E' vero che il mio lavoro ha avuto per scopo principale la diffusione di un'ideologia propria di un pensiero umanistico che - fino a prova del contrario - ha costituito, come attestato da numerosi scienziati e da una pletora di stagisti, praticanti e utenti, una valida alternativa alle terapia analitiche tradizionali.
In particolare: volontarie e operatrici che hanno curato il nu.verde e le relazioni via internet, hanno sì - laddove possibile - esortato l'utenza ad accedere a processi rieducazionali afferenti al protocollo proposto da Forum Crisalide (leggi Scuola Neoreichiana). E' quindi ovvio che Forum abbia promosso il "verbo" neoreichiano. Ma ciò non ha impedito agli operatori di seguire e dare conforto agli utenti per settimane, a volte per mesi anche se questi avevano difficoltà oggettive a ricoverarsi presso una struttura aderente alla SIN cercando di convincerli a uscire dal tunnel della malattia anche rivolgendosi a strutture pubbliche. E' assurda l'affermazione del Magistrato secondo la quale tutto l'operato di Forum (ed annessi) fosse rivolta al reclutamento di pazienti per le strutture già citate. Il lavoro di Forum, dimostra che lo scopo primo dell'attività associativa era quello di informare sul disturbo alimentare, problematica sanitaria fino a pochi anni orsono assolutamente negletta dalla grande stampa, dai Ministeri, dall'apparato sanitario nazionale.
E rivendichiamo che anche grazie all'impegno di Forum e dei suoi collaboratori se anoressia, bulimia e obesità sono entrate e poi cresciute, nella consapevolezza del grande pubblico.
Prendiamo ora in esame la Casa di Cura sanaVita.
1. In data 26.05.1999 (Doc.10) la Kurhaus sanaVita SA, ottiene dal Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone del Ticino l'autorizzazione di esercizio (... osservato che l'istituto richiedente rivolge la propria attività ad una casistica di persone adulte, autonome e autosufficienti per cure riabilitative di convalescenza, riposo della durata di 2-3 settimane").
2. Nel corso dei primi anni d'esercizio e in relazione alla collaborazione tra la Kurhaus (Casa di Cura) e Forum Crisalide (Verbania/Lugano), la clientela della Casa di Cura si enuclea sempre più attorno a programmi riabilitativi rivolti ad una clientela sofferente di disturbo alimentare psicogeno. Da qui la direzione del Kurhaus richiede una deroga motivata (Doc.11 - 20.04.2001) alla limitazione del periodo di soggiorno che prevede una permanenza massima degli ospiti per una durata di 2-3 settimane. La richiesta di modifica della Autorizzazione è corredata da appunti sull'organico del quale, in relazione alla nuova missione, il Kurhaus si è dotato.
3. Prendendo atto della nuova destinazione della Casa di Cura il Consiglio di Stato risolve in data 22.05.01 (Doc.12): "l'autorizzazione di esercizio del Kurhaus Sanavita SA, Breganzona. rilasciata con risoluzione governativa 2210/26.05.1999 deve ritenersi integralmente confermata inteso che il periodo di soggiorno di pazienti, stabilito in 2-3 settimane, può essere ulteriormente esteso dal direttore sanitario in relazione alle esigenze di cura".
4. In data 19.11.2002 l'Ufficio del medico cantonale procede ad un'ispezione del Kurhaus.
I rilievi e la valutazione delle attività proposte dal rapporto d'ispezione sono oggetto di confronto, in data 26.02.2003, tra una delegazione del Dip. Sanità e Socialità e la dirigenza di sanaVita.
Nell'ambito del confronto vengono chiarite le modalità di cura/riabilitazione praticate presso sanaVita e l'inquadratura di dette cure in un ambito rieducazionale e riabilitativo, quindi non psichiatrico o prettamente clinico-medico. La dotazione nell'organico di personale altamente qualificato nell'ambito rieducazionale (Doc.13 Organigramma + Elenco personale impiegato a sanaVita) è prerogativa affinché la casa di cura possa continuare ad operare a favore di ragazze e ragazzi affetti da disturbo alimentare psicogeno.
5. A conclusione di una serie di diatribe interne al dipartimento cantonale della sanità e della socialità, diatribe relative - a quanto io sappia - alla validità del metodo riabilitativo proposto da sanaVita, 1 ottobre 2004 il Consigliere di Stato Avv. Patrizia Pesenti in una sua "informativa" comunica agli interessati (Doc.14 "Informativa") che " ... quest'istituto è autorizzato ad accogliere, nei suoi 30 posti letto pazienti adulti, non necessitanti di cure di elevato contenuto sanitario. La densità del personale curante richiesta corrisponde a queste esigenze: presenza di un infermiere diplomato nelle ore diurne, presenza di un medico di medicina generale quale direttore sanitario a tempo parziale, presenza di altri operatori non sanitari: psicologi, animatori, terapie alternative, ecc. . Nel rispetto di queste caratteristiche l'istituto di cura può occuparsi anche di soggetti adulti con disturbi del comportamento alimentare, per approcci rieducativi. La gravità di tali disturbi deve ovviamente essere inferiore al livello che richiederebbe il ricovero in una struttura psichiatrica o in una clinica somatica di tipo acuto. sanaVita è pertanto autorizzata al trattamento di disturbi alimentari non gravi".
Criteri d'ammissione: L'ospite di sanaVita firma, al momento dell'ammissione un FORMULARIO DI AMMISSIONE (Doc.15 "Formulario d'Ammissione) che cita alla premessa: "In conformità alle disposizioni previste dall'autorizzazione all'esercizio, gli ospiti di sanaVita sono maggiorenni (> 16 anni), autonomi ed autosufficienti, ossia non necessitanti di assistenza psichiatrica o somatica in cliniche specializzate. L'idoneità all'ammissione è subordinata alla decisione del Direttore Sanitario". L'ammissione segue un iter preciso: 1. pratiche amministrative; 2. presa a carico da parte dell'operatrice-educatrice (di regola stagista laureata in psicologia) che la introduce alle regole, controlla il bagaglio e l'accompagna nei primi passi all'interno della struttura. L'operatrice riferirà poi alla Direzione Sanitaria le sue impressioni afferenti allo stato psichico dell'ospite. 3. Visita medica. 4. Esami emato-chimici e esami medico-biologici. 5. Decisione da parte del Direttore Sanitario relativa all'ammissibilità al programma rieducazionale. 6. Determinazione del Body Mass Index e prescrizioni relative alla % alimentare. (100% normopeso; < 100% sovrappeso; > del 100% sottopeso). Dopo aver preso atto delle "Regole di Gruppo" (Doc.16 "Regole di Gruppo) l'ospite viene introdotto gradualmente nelle terapie di gruppo. Inoltre prende coscienza delle "Regole della Casa" (Doc.17 "Regole della casa"). Nota: laddove necessario la/il paziente viene, dopo un breve periodo di osservazione, trasferito in struttura specialistica di tipo somatico o psichiatrico. Sempre se necessario sarà sottoposto, presso strutture o studi specialistici convenzionati con sanaVita, a trattamenti clinici particolari o esami approfonditi di tipo specialistico. Il programma terapeutico individualizzato è tema di discussione all'interno dello staff meeting al quale partecipano il Direttore Sanitario, lo psicologo responsabile, lo psichiatra, i conduttori di gruppo, il responsabile-infermieristico e, fino al 2005, il supervisore scientifico.
Con la conferma di ammissione da parte della Direzione scientifica ha inizio il percorso riabilitativo vero e proprio. Il "percorso" si articola in 3 fasi come da (Doc.18 "Fasi di cura") e può dirsi concluso quando l'ospite ha raggiunto il peso desiderato ed è - nel contempo - in grado di gestire al meglio la propria esistenza in assenza del sintomo alimentare. Circa 3 ospiti su 10 (30%) interrompono il processo rieducazionale. Le motivazioni sono da ricercare nella non-accettazione del protocollo di cura, nell'opposizione (spesso inconscia) delle famiglie all'affranca-mento della paziente dal nucleo d'appartenenza o da sopravvenute difficoltà finanziarie.
Ideologia di cura. Si evince da quanto emerge dagli interrogatori condotti dalla Procura e dai molti articoli di stampa una specie di accanimento nei confronti della terapia neoreichiana. L'approccio neoreichiano si ispira al pensiero di Wilhelm Reich, primo tra gli "analisti" a mettere il corpo al centro dell'esperienza terapeutica. In una visione moderna, già d'altronde percorsa dalla Terapia della Gestalt e dalle varie scuole ad indirizzo bioenergetico (A. Lowen), il "corpo" diviene - emancipandosi dall'essere una mera "appendice della mente" - "strumento" di comunicazione e contatto. Nell'accezione neoreichiana il disturbo alimentare si istaura laddove l'individuo non è più in grado di elaborare gli stimoli endogeni e quelli provenienti dal mondo esterno. Divenendo l'essere-corpo protagonista della scena a 360 gradi, è evidente che il protocollo di cura non può (né deve) esimersi dall'esplorarne - nell'ambito dell'etica professionale - i limiti comunicativi. In tal senso il setting neoreichiano facilita e promuove il contatto fisico tra i partecipanti alle singole esperienze sempre che ciò non sia nocumentale alla stabilità psichica o morale del singolo partecipante. Infatti, secondo le "Regole di Gruppo" è data facoltà ad ogni membro del gruppo di rifiutare quelle esperienze che ritiene invasive della propria personalità. Ma, ciò malgrado, un setting riabilitativo che prevede, l'emergere di sentimenti ed emozioni represse sulle quali il soggetto ha costruito il sintomo alimentare e la ricostruzione di una femminilità perduta nella malattia (Nota Bene: FEMMINNILITA' non sessualità!), è al centro di accuse di soprusi e violenze. Richiamando i maestri dell'approccio psicocorporeo (citati nella perizia De Marchi), facciamo osservare che Alexander Lowen, fondatore della terapia bioenergetica ed in tal senso universalmente riconosciuto come il maggior interprete delle terapie postreichiane, scrive in "Bioenergetica", pagg. 78-80, Ed. Feltrinelli, 1978: "La mano è lo strumento primario del tatto. Contiene più corpuscoli tattili di qualsiasi altra parte del corpo. Toccare perciò è in gran parte una funzione della mano, ma non è un'operazione meccanica. Dal punto di vista umano toccare una persona è sentirsi in contatto con lei. Così l'espressione "mi hai toccato" è un altro modo per dire che hai evocato in me una reazione - un modo più bello di dirlo, perché implica anche un'idea di vicinanza. "Toccare con mano" significa rendersi conto personalmente: è dunque un'espressione che indica l'intimo rapporto fra toccare e conoscere. I bambini imparano a conoscere le qualità degli oggetti mettendoseli in bocca, usando quindi la modalità sensoria del gusto. Comunque i bambini imparano toccando. Il rapporto fra toccare e conoscere pone una questione che è di una certa importanza per la terapia. È possibile conoscere davvero un'altra persona senza toccarla? Come si fa a sentire un altro se non lo si tocca? La psicoanalisi tradizionale con il suo rifiuto di ogni contatto fisico fra paziente e analista - per paura, credo, che un simile contatto possa suscitare sentimenti sessuali - ha eretto una barriera fra due persone che avevano bisogno di entrare in un contatto più immediato che non fosse quello delle sole parole. Toccando il corpo del paziente il terapista può sentire molte cose di lui: i muscoli duri o molli; la pelle secca; la vitalità dei tessuti. Toccandolo può trasmettere al paziente l'idea che lo sente e lo accetta come essere corporeo e che il toccare è un modo naturale di stabilire un contatto. Per il paziente il fatto che il terapista lo tocchi è un segno che si cura di lui. Si crea un'associazione con i tempi in cui la madre, tenendolo in braccio e toccandolo, gli esprimeva il suo affetto, la tenerezza, il desiderio di prendersi cura di lui. Nella nostra cultura sono in molti a soffrire di una deprivazione di contatto fisico che risale all'infanzia. Il risultato di questa deprivazione è che, pur volendo essere toccati e tenuti, hanno paura di chiederlo o di fare il gesto. Hanno il tabù del contatto fisico, perché nella loro mente e nel loro corpo è strettamente associato alla sessualità. Ma un tabù di questo tipo rende difficile stabilire un vero contatto con gli altri : per questo, dal punto di vista terapeutico, è importante eliminarlo. Il terapista perciò ha il dovere di mostrare che non ha paura di toccare il paziente o di stabilire un contatto con lui. Ma se il terapista mette le mani sul paziente, sorge la questione della qualità del tocco. Si può toccare una persona, specialmente del sesso opposto, con un tocco di tipo sessuale o creando un contatto erotico. Questo modo di toccare rinsalda la profondissima ansia che suscita nel paziente il contatto fisico e rinforza il tabù a livello profondo, a dispetto del fatto che il terapista lo rassicuri che va tutto bene. Non va tutto bene. Qualsiasi coinvolgimento sessuale del terapista è un tradimento della fiducia nel rapporto terapeutico, che sottopone il paziente allo stesso trauma da lui vissuto nel rapporto coi genitori. Se il tradimento viene accettato come normale, conduce a uno schema di agire sessuale che nasconde l'incapacità di stabilire un contatto reale tramite il toccare. Il tocco del terapista deve essere caldo, amichevole, dare fiducia ed essere libero da qualsiasi interesse personale, se toccando si vuole ispirare fiducia. Ma dato che anche il terapista è un essere umano, a volte possono intervenire anche i suoi sentimenti personali. Se questo succede, non deve toccare il paziente. Per questo un terapista deve conoscere se stesso, essere in contatto con se stesso prima di poter entrare in contatto con il paziente. La terapia personale è la condizione essenziale per poter svolgere la terapia sugli altri. Il terapista dovrebbe conoscere la qualità di un tocco, riconoscere la differenza fra un tocco sensuale e un tocco di sostegno, fra uno fermo e uno duro e fra un modo di toccare meccanico e uno che contiene del sentimento. Il paziente ha un gran bisogno di toccare il terapista, perché è il tabù del contatto fisico la causa del suo senso di isolamento. Per superare questo tabù spesso chiedo al paziente, mentre è sdraiato sul letto, di toccarmi la faccia. Uso questo sistema dopo aver portato alla luce alcune delle paure del paziente. Chinandomi su di lui, sono nella stessa posizione di una madre o di un padre che guarda il paziente bambino. All'inizio l'esitazione, i gesti titubanti, l'ansia evocata dalla cosa mi sorpresero. Molti pazienti mi toccavano il viso solo con la punta delle dita, come se avessero paura di un contatto pieno di tutta la mano. Alcuni dissero che avevano paura di essere rifiutati; altri che pensavano di non avere il diritto di toccarmi. Se non li incoraggiavo a farlo, pochi riuscivano ad avvicinare il mio viso alloro, benché fosse proprio quello che avevano voglia di fare. In tutti i casi questo procedimento si spinse in profondità in un problema che le sole parole non potevano raggiungere. In alcuni casi il tocco del paziente è esplorativo. Mi passa le dita sul viso, come fa un bambino quando esplora i tratti del viso dei genitori. A volte c'è un paziente che mi spinge via il viso, rendendomi il rifiuto di cui un tempo aveva fatto esperienza. Ma se il paziente cede al desiderio del contatto fisico mi trae a sé, mi tiene stretto e mi tocca il corpo con le mani. lo sento questo desiderio e lui sente che io lo accetto. Entrando in contatto con me il paziente riesce a entrare più in contatto con se stesso, che è poi l'obiettivo dello sforzo terapeutico". Poi è lo stesso Lowen che incoraggia il massaggio bioenergetico (altro punto dolens del protocollo neoreichiano adottato a sanaVita). Lowen scrive: " II massaggio ha una parte importante nella bioenergetica. (...) Nel massaggio, non si fa niente altro che rilassarsi e godere del tocco e della pressione delle mani della massaggiatrice mentre lisciano e impastano la pelle e i muscoli. I massaggi servono a vari scopi. Tutti noi abbiamo bisogno che qualcosa di gentile sia fatto per noi e a noi. II massaggio in parte soddisfa questo profondo bisogno orale, e ciò costituisce una delle sue attrattive. Ma abbiamo anche bisogno, da adulti, di essere toccati in modo piacevole senza sottintesi sessuali, e il massaggio soddisfa anche questo bisogno. Di uguale importanza e il lavoro svolto sui muscoli tesi. Le mani di una massaggiatrice possono arrivare a tensioni inaccessibili alle nostre mani e non coinvolte direttamente negli esercizi. Le contrazioni spastiche dei muscoli alla base del cranio e sul pavimento orale sono di questo tipo. Spessissimo, questi muscoli si rilassano in seguito a una pressione risoluta e costante. (...) Poiché il massaggio è una funzione del toccare, bisogna essere in contatto con ciò che sente la persona massaggiata. (...) Toccare rappresenta una modalità energetica di contatto. Per mezzo del tocco, l'energia fluisce da una persona all'altra. Ecco perche il tocco di alcune mani può avere un effetto terapeutico." (Da Alexander Lowen, "Bioenergetica", pagg. 78-80, Ed. Feltrinelli, 1978). Esaminiamo anche gli scritti Carl Rogers, ideatore delle terapie di stampo umanistico al cui staff sono stato fiero di appartenere. Dice Rogers:
"Esprimo me stesso nel movimento fisico quanto più spontaneamente mi riesca. Sotto questo profilo il mio background non è tale da rendermi particolarmente libero. Ma se sono irrequieto mi alzo, mi sgranchisco e passeggio avanti e indietro; se voglio cambiare di posto con un altro gli chiedo se sia disposto. Uno può sedersi o sdraiarsi sul pavimento se ne sente il bisogno fisico. Tuttavia non cerco specificamente di stimolare negli altri il moto fisico, sebbene vi siano agevolatori che riescono a farlo bene e molto efficacemente. Ho imparato poco per volta a rispondere con il contatto fisico se questo mi sembra vero, spontaneo e opportuno. Quando una giovane pianse per un sogno che aveva fatto, in cui nessuno del gruppo le voleva bene, l'abbracciai, la baciai e la consolai. Se una persona soffre e mi vien voglia di andarle vicino e di circondarla col braccio, lo faccio. Ripeto: non cerco consciamente di stimolare questo tipo di comportamento. Ammiro i giovani che al riguardo sono più sciolti e i più liberi (Da Carl Rogers "I gruppi d'Incontro" Pag. 62, Astrolabio 1976.)
Se osserviamo, oltre a quanto sopra, e lo compariamo con la mia teoria afferente a "Transfert e controtransfert" (W. Bernasconi, "La terapia dei cinque movimenti", Ed. IRC, pagg. 231-238, a disposizione), scopriamo che la mia scuola null'altro ha fatto che adattare alla metodologia neoreichiana ciò che in altre scuole di stampo bioenergetico e umanistico è prassi da decenni. L'approccio neoreichiano fonda sul recupero di sentimenti ed emozioni represse, sull'accompagnamento del cliente attraverso le varie fasi della sua crescita in un rapporto di vicinanza, una vicinanza che mai deve sfociare in abuso o violenza o prevaricazione. Quindi un approccio che prevede - tra cliente e consulente - momenti intimistici quindi caratterizzati da un'atmosfera di tenera intimità, ma mai intimo o sessuale. E, per quel che mi riguarda, posso giurare su ciò che mi è più caro che mai, ne fisicamente, ne psicologicamente, ho abusato o violentato chi si è affidato alle mie cure. Giuro di non avere mai approfittato di situazioni transferenziali o plagiato i miei clienti nel rapporto analista o consulente/paziente. Giuro di non avere mai scientemente truffato o agito in modo nocumentale nei rapporti con la mia clientela o quella di sanaVita.
Personale: come si evince dalla lettura dell'organigramma (doc. già citato), sanaVita è conforme alle disposizioni del Dip. della Sanità e della Socialità del Canton Ticino per la conduzione di un Centro idoneo alla cura del disturbo alimentare. A questo punto va ribadita la caratteristica del protocollo di cura che non prevede cure intensive di tipo clinico-medico o psichiatrico.
Rapporto con le ASL: non essendo le prestazioni offerte da sanaVita rimborsabili dal sistema assicurativo mutualistico svizzero, le richieste di evtl. contributi volontari alle spese di cura sostenute furono oggetto di contrattazione tra utente e ASL di riferimento. Circa il 5% degli utenti di sanaVita hanno beneficiato di sostegno (contributo volontario) da parte delle proprie ASL. (importo valutabile intorno a Euro 250'000.- complessivi). Comunque molte Aziende Sanitarie hanno sottoposto presso sanaVita i loro assistiti a valutazioni relative alla progressione terapeutica. Inoltre è stata data loro la possibilità di prendere atto dalla qualità delle cure somministrate dall'Istituto di Lugano. In alcuni casi i responsabili ASL si sono detti interessati al trasferimento del protocollo nelle strutture di loro competenza (vd. Doc.19 "Potenza"). In tutti i casi gli ispettori hanno valutato positivamente l'operato di sanaVita ed autorizzato l'inizio, risp. il prolungamento (Doc.20 "ASL-Monza") del soggiorno a Lugano. Visti questi precedenti talune potenziali pazienti della Casa di Cura sono stati invitati a prendere contatto con le proprie ASL di riferimento alfine di esplorare le possibilità di contributi volontari alle spese terapeutiche preventivate. Ecco che, visto quanto fin qui esposto, accuse del tipo :"prospettando in virtù di ciò la possibilità di ottenere dal Servizio Nazionale Italiano il rimborso delle spese di ricovero anche prolungato, benché si trattasse di strutture prive di adeguate risorse mediche e infermieristiche e le terapie praticate si riducessero di fatto alla somministrazione incontrollata di diete e psicofarmaci e all'applicazione di pratiche dagli eloquenti (sic!) nomi di 'teatroterapia', 'ludoterapia', 'shoppingterapia', 'vestoterapia' e 'massaggio pubico'" si rivelano prive di ogni sostanza.
Somme ingenti: le tariffe applicate da sanaVita si collocavano nella norma di analoghe istituzioni (sia svizzere che italiane). Inoltre, l'Amministrazione era tenuta all'applicazione di cosiddette "tariffe sociali", ossia rette giornaliere compatibili con la situazione finanziaria del singolo ospite. Un grande parte degli utenti ha potuto beneficiare di questo tipo di tariffe che, in alcuni casi, prevedeva una riduzione del 50% sulla tariffa-base (Euro 150.- giornalieri). Oltre a ciò sono decine e decine le ragazze che hanno soggiornato nella casa di cura a "tariffa zero", circostanza questa che si concretava a) allorquando un soggetto ben motivato ma senza le risorse necessarie per coprire le spese di cura veniva segnalato a sanaVita (in questi casi l'utente era tenuto a contribuire alle spese attinenti al suo percorso investendo il suo tempo libero nella gestione dell'istituto di cura quali lavoretti di manutenzione, mansioni di aiuto operatore o aiuto cucina, ecc.), b) nei casi in cui le disponibilità economiche del paziente risultavano essere insufficienti per coprire tutto il percorso di cura; c) nel caso di "rientri" per periodi più o meno brevi nella casa di cura dopo avere fatto esperienze di inadeguatezza all'esterno (ad. esempio in famiglia); d) nelle situazioni in cui il soggetto risultava pronto per riprendere la propria vita nel sociale ma - per i più svariati motivi - preferiva prolungare il proprio soggiorno a Lugano (ad es. nel caso di studenti intenzionati ad iscriversi all'Ateneo locale, o pazienti con vissuti negativi nell'ambito familiare e intenzionati a trovare un'occupazione in Ticino o trasferire il proprio domicilio, ecc.).
A conclusione del capitolo ASL va fatto rilevare che dopo l'ottenimento dell'idoneità la sig.a De Dea ed il sottoscritto ebbero un incontro con il responsabile del sistema mutualistico cantonale (on. Bruno Cereghetti, oggi deputato al Gran Consiglio che è sicuramente disponibile ad apparire come teste) in relazione ad eventuali passi per ottenere il riconoscimento quale clinica convenzionata. L'on. Cereghetti ci sconsigliò di intraprendere una qualsiasi iniziativa in quanto le cliniche (soprattutto se a carattere psichiatrico) erano soggette a contingentamento cantonale ed il numero massimo era ormai stato superato (tanto è vero che l'accredito pluriennale del quale godeva la Clinica psichiatrica Alabardia, fu da lì a poco revocato).
Termino iniziando a trattare l'accusa di abuso di arte medica. (In altra sede tratterò dell'accusa di avere falsificato i miei titoli di studio). Anzitutto vorrei fare rilevare che i miei interventi naturopatici (somministrazione di farmaci omeopatici e fitoterapici) sui pazienti di sanaVita erano conformi alla allora legge svizzera e sostenuti dalle certificazioni di studio ed esame che qui accludo (Docc.21-22 "Naturärzte Vereinigung der Schweiz" - Mitglieds-Urkunde [Certificato di Socio]; "Urkunde Naturarzt" [Naturopata] dopo aver sostenuto i seguenti abilitazioni: anatomia, fisiologia, patologia, igiene, fitoterapia, omeopatia, dietetica, idroterapia, psicologia, psicosomatica, colloquio con il paziente, massaggio, massaggio delle zone riflesse; rilasciato dalla Commissione esami della Naturärzte Vereinigung der Schweiz). Per quel che attiene alla prescrizioni di farmaci voglio evidenziare la totale inutilità di questo tipo di abuso: fino al 2005 ho fatto parte dello staff di sanaVita. Nell'ambito di meeting settimanali si ponevano questioni relative alle prescrizioni farmacologiche afferenti ai vari pazienti. In queste sedi ho spesso sottoposto all'attenzione della Direzione Sanitaria, miei suggerimenti che a volte erano accolti, a volte rifiutati. Quindi la prescrizione di farmaci era di esclusiva competenza del Direttore Sanitario e ciò è comprovato anche dalla firma dello stesso su tutte le cartelle di prescrizione farmacologica parte dell'incarto del singolo paziente. (Doc. a diposizione). Dopo il 2005 ho mantenuto i contatti con il direttore sanitario e - come sopra - nei casi che si rivolgevano al mio studio, suggerivo evtl. misure farmacologiche che potevano essere accolte o rifiutate a seconda dell'insindacabile giudizio del Direttore Sanitario stesso.
Ritengo Signor Presidente, signori Giudici, di aver chiarito la posizione mia e dei miei collaboratori, nonché di avere messo in giusta luce i vari luoghi del delinquere e le peculiarità dell'approccio neoreichiano. Respingo ogni tipo di accusa che mi viene mossa in questo processo ribadendo che il mio primo intento è sempre stato quello di dare aiuto a chi soffriva offrendo un metodo di cura nel quale credevo e nel quale tutt'ora credo. Grazie
Nota Bene: Il presente documento è stato sottoposto al Collegio Giudicante nell’udienza del 14.11.2011.
|