Gozzovigliando nel torbido i soliti media “ben informati” hanno calato l'accento sui “ massaggi pubici ” che, a lor dire, costituivano un quasi-perno attorno al quale si enucleava la terapia neoreichiana. Detti “massaggi” rappresentano, inoltre, uno dei capisaldi delle accuse di violenza sessuale mosse nei confronti di alcuni operatori di sanaVita. Precisiamo : “ II massaggio ha una parte importante nella bioenergetica. (…) Nel massaggio, non si fa niente altro che rilassarsi e godere del tocco e della pressione delle mani della massaggiatrice mentre lisciano e impastano la pelle e i muscoli. I massaggi servono a vari scopi. Tutti noi abbiamo bisogno che qualcosa di gentile sia fatto per noi e a noi. Il massaggio in parte soddisfa questo profondo bisogno orale, e ciò costituisce una delle sue attrattive. Ma abbiamo anche bisogno, da adulti, di essere toccati in modo piacevole senza sottintesi sessuali, e il massaggio soddisfa anche questo bisogno. Di uguale importanza é il lavoro svolto sui muscoli tesi. Le mani di una massaggiatrice possono arrivare a tensioni inaccessibili alle nostre mani e non coinvolte direttamente negli esercizi. Le contrazioni spastiche dei muscoli alla base del cranio e sul pavimento orale sono di questo tipo. Spessissimo, questi muscoli si rilassano in seguito a una pressione risoluta e costante. (…) Poiché il massaggio è una funzione del toccare, bisogna essere in contatto con ciò che sente la persona massaggiata. (…) Toccare rappresenta una modalità energetica di contatto. Per mezzo del tocco, l'energia fluisce da una persona all'altra. Ecco perche il tocco di alcune mani può avere un effetto terapeutico. Se fate del massaggio dovete mantenervi rilassati e caricati. I vostri movimenti dovranno essere naturali e non meccanici. Non state lavorando con del legno o con della pietra. Dovreste mantenere la respirazione profonda e completa e avere l'energia da investire nelle vostre mani. Inoltre non dovrete praticare alcun massaggio che non sia di vostro gradimento, poiché il vostro tocco non sarebbe un'esperienza positiva per l'altra persona. (A. Lowen e Leslie Lowen, Espansione e integrazione del corpo in bioenergetica, Manuale di esercizi pratici, pag. 138-139, Ed. Astrolabio 1979). Dunque il massaggio è parte importante dell'approccio psicocorporeo. Nella versione neoreichiana il massaggio include tutti i “segmenti” attraverso i quali scorre la bioenergia. Ma, come precisato da Lowen, il massaggio è comunicazione, è fiducia aggiungo io. Fiducia che chi mi massaggia lo fa esclusivamente per agevolare lo scorrere della mia energia e non certo per soddisfare un proprio bisogno libidico. Questo insegno. E questo è quello che hanno praticato i miei allievi all'interno delle strutture che hanno fatto proprio il protocollo di cura neoreichiano. Sentiamo una testimonianza:
Mi chiamo Paoli Maria Pia ed ho 31 anni. Sono entrata a sanaVita nell'ottobre 2004 dopo svariati tentativi falliti presso alcuni psicologi. Avevo deciso di guarire dal sintomo che stava distruggendo la mia vita. Non sapevo niente di sanaVita e del protocollo neoreichiano. Sapevo solo che avevo bisogno di aiuto. Mi sono sforzata, non senza qualche resistenza, a lasciarmi condurre verso la guarigione. Tutto, a sanaVita, era completamente nuovo, diverso dalle mie abitudini quotidiane. Io non sapevo cosa significasse educazione alimentare, condivisione di vissuti, esperienza di relazioni affettive stabili, rispetto delle regole, amore per l'ambiente nel quale si vive, percezione del mio corpo in relazione a determinati eventi. Questo ed altro l'ho appreso a sanaVita e, sulla scorta di queste esperienze sono riuscita ad impostare la mia vita nel modo più armonioso possibile. Svolgo la professione di fisioterapista ed in questa veste vorrei qui approfondire un argomento che mi sta molto a cuore: il tanto discusso massaggio neoreichiano. Cercherò di spiegare nel modo più semplice e chiaro questa tecnica che è parte dell'approccio psico-corporeo. Ogni protocollo terapeutico o riabilitativo è ideato ed attuato al fine di portare alla guarigione o migliorare le condizioni di salute di chi ne fa richiesta. In effetti il massaggio bioenergetico diviene, oltre che uno strumento utile a dare immediato sollievo da contratture muscolari croniche, un mezzo di indagine per coloro che si occupano di analisi neoreichiana. Infatti ogni blocco (o contrattura) dà voce ad un preciso disegno caratteriale.Il massaggio neoreichiano è un “massaggio segmentale”. Già Wilhelm Reich suddivideva il corpo in segmenti. La Scuola Neoreichiana ne ha individuati cinque: i segmenti oculare, orale, toracico, addominale e genitale o pelvico. I segmenti corrispondono a “stretture” proprie della nostra anatomia ed proprio in queste “stretture” che facilmente si istaurano quei “blocchi energetici” che impediscono il libero fluire della nostra energia. Per quella che è la mia conoscenza del corpo umano, questa teoria è facilmente condivisibile per due motivi principalmente: l'osservazione diretta dell'essere umano mi permette di constatare l'effettiva presenza di tali “stretture”. la conoscenza della Terapia Cranio-Sacrale metodo Upledger (sono, tra l'altro, terapista cranio-sacrale, approccio che ho appreso attraverso diversi corsi di aggiornamento), prevede il trattamento di 5 diaframmi trasversali che vengono trattati partendo dal basso. Tali diaframmi sono: diaframma pelvico, muscolo diaframma, stretto toracico, osso ioide e V diaframma (fra l'occipite e la seconda vertebra cervicale). Anche qui il riequilibrio del sistema cranio-sacrale può risvegliare vissuti emotivi che possono, poi, essere elaborati. Come tutti i massaggi anche quello bioenergetico neoreichiano prevede “manovre” e tecniche che sono proprie del massaggio classico ovvero quello che ho imparato nei Corso di Studi in Fisioterapia. Le tecniche del massaggio neoreichiano sono quattro: impastamento, pressione, movimento lungo (simile allo “sfioramento” nel massaggio classico) e spirale (simile al “movimento circolare” che serve nel massaggio classico a sciogliere le contratture). L'approccio bioenergetico include, oltre che delle tecniche sopra citate, anche particolari tecniche di respirazione. Il punto d'arrivo è la respirazione diaframmatica, ossia una respirazione profonda e completa che agevola lo scorrere della bioenergia dal “centro” (plesso solare) alla “periferia” (superficie di contatto con il mondo esterno). Se questo scorrere è bloccato in qualche “strettoia” allora il terapeuta può intervenire con tecniche di massaggio per liberare l'ingorgo energetico. Ogni blocco energetico fisico ha il suo equivalente nel vissuto emotivo di un individuo. Questo in breve il costrutto sul quale fonda il massaggio bioenergetico neoreichiano. Mi sia ora concesso di spendere due parole sul massaggio del “segmento genitale” , ovvero quell'intervento (impropriamente definito “massaggio pubico”) che è stato additato, da stampa e Magistratura, come un qualche cosa di sconcio. Ho fatto personalmente esperienza di massaggio neoreichiano, sia come paziente che come terapeuta, e posso garantire che il “segmento genitale” nulla ha a che fare con gli “organi genitali”. Nel massaggio di questo segmento si interviene su alcuni muscoli del diaframma pelvico (in modo particolare sul muscolo pubendo), quindi la parte più esterna dei muscoli innervati sensitivo-motori del plesso pudendo e mai sugli organi genitali veri e propri. Il massaggio del segmento genitale non si differenzia in nulla e per nulla dall'intervento su altri segmenti. D'altronde, mi sia concesso dire, che anche la sessualità ha un diritto di esistenza all'interno dell'armonia umana.
Maria Pia Paoli.
Nota: prima del vero e proprio “uragano” sollevato dall'inchiesta ed amplificato dai mass-media, nessuno si era mai sognato di vedere nel massaggio neoreichiano una pratica inzuppata di sporca sessualità. Anzi: tutti a cantare in coro le lodi al massaggio svolto in gruppo o praticato da un consulente. Nessun biasimo nei confronti di conduttori di gruppo o terapeuti fu espresso nell'ambito di colloqui con medici, psicologi o psichiatri operanti all'interno delle strutture oggi classificate come luoghi del delinquere. Sic transit gloria mundi!
Il giornalista è colui che distingue |
il vero dal falso e … pubblica il falso |
Come scriveva Mark Twain: il giornalista è colui che distingue il vero dal falso e … pubblica il falso . Ci sia concesso sperare che sia realmente così, poiché non possiamo credere che un serio professionista della carta stampata sia intimamente convinto che un equipe formata da medici, psicologi e psichiatri abbia potuto sostenere e partecipare ad un protocollo più adatto ad un postribolo che a una Casa di Cura. A tal proposito scrive, su di un quotidiano locale, la Dott.a Michela Flury, già medico-psichiatra presso sanaVita: “ E' mia intenzione esporre quanto ho potuto constatare in qualità di psichiatra e psicoterapeuta consulente e supervisore clinico presso la casa di cura sanaVita riguardo alle ospiti con le quali ho avuto dei colloqui sia all'entrata sia durante il soggiorno e all'uscita.
La maggior parte delle ospiti entra in sanaVita per difficoltà di relazione con se stesse e con gli altri (genitori, partner, amici, colleghi ecc.). I disturbi alimentari sono uno fra i modi di esprimere disagio, angoscia, richiesta di conferma, incertezza per il futuro, sentimenti che ogni essere umano manifesta con comportamenti personali. Di questo gli operatori di sanaVita sono consapevoli e propongono ad ogni ospite un ascolto e delle cure personalizzate.
Considero costruttivo e positivo l'approccio globale all'individuo proposto alle ospiti, approccio che implica sia la parte fisica, il corpo, sia la parte “invisibile” che chiamiamo psiche.
Già gli antichi, qualche millennio fa (basta pensare alle Olimpiadi), con la massima “mens sana in corpore sano” avevano acquisito la saggezza di quanto il benessere del corpo sia di grande valore e costituisca il substrato del benessere psichico.
Le ospiti della sanaVita sono motivate ad iniziare un percorso di cura dalla loro sofferenza per le difficoltà in varie situazioni della vita e nell'ambiente in cui si trovano. Spesso riferiscono di esperienze in altre strutture senza risultati soddisfacenti. Durante il soggiorno vengono proposte una riflessione e una elaborazione di varie tematiche “quotidiane” (per esempio l'aggressività, la compiacenza, l'affermazione di sé) mediante un protocollo ideato e messo a punto da Waldo Bernasconi, protocollo che comprende, tra l'altro, discussioni in gruppo, psicoterapia, teatroterapia, cineterapia, ma anche la responsabilizzazione verso il proprio corpo, che passa da una corretta igiene alla ginnastica mattutina, dalla cyclette alle camminate in montagna di ore, a volte con bivacco, con il gruppo delle “Saette” – simile agli scout – attività molto apprezzata da numerosi ospiti.
Il vestiario non va mai oltre quanto si può vedere in luogo pubblico, sia esso una via cittadina, un centro sportivo o un ristorante elegante.
Nessuna ospite mi ha mai parlato di molestie sessuali o altre. Le varie “strategie” di cura hanno lo scopo di far prendere coscienza delle proprie capacità, a volte misconosciute, e dei propri limiti, e di guidare la persona ad affrontare adeguatamente le difficoltà invece di evitarle.
La maggior parte delle ospiti – e sono numerose – escono dalla sanaVita consapevoli delle responsabilità verso la propria persona, con maggiori capacità di essere propositive.
Per rispetto dei lettori di questo giornale, che meritano una informazione corretta e non tendenziosa, il giornalista che ha intervistato due ospiti non soddisfatte avrebbe potuto, anzi dovuto, intervistare qualcuna tra le tante ospiti che si considerano aiutate nel loro percorso a gestire meglio la propria vita.”
Dr. Med. Michela Flury, Spec. FMH Pedopsichiatra e psicoterapeuta (da “La regione Ticino” – L'opinione dei lettori, 8 gennaio 2004)
E' in qualche modo (in)comprensibilmente naturale che l'articolo – per “vendere” – debba essere in qualche modo pruriginoso. E su questo (ci ringrazino i signori e le signore della stampa) alcuni aspetti rieducazionali offerti dal protocollo neoreichiano prestano più di un fianco. In modo particolare è finita sotto la mira dei media la cosiddetta vestoterapia : un aspetto terapeutico che fonda sulla necessità degli ammalati di disturbo alimentare di nascondere il proprio fisico:” Per evitare le critiche delle persone che le stanno intorno, la ragazza comincia a “nascondersi” indossando vestiti molto larghi e mentendo sulle proprie abitudini alimentari. Infatti racconta bugie su quanto mangia e su quanto pesa. Inoltre per non esser obbligata a mangiare in presenza di famigliari, inizia a nascondere e buttar via il cibo” . Così si esprime – su Internet ( www.pforster.ch/ ) - la sociologa Tiziana Grassi. A proposito di vestoterapia ho invitato Silvia Agoletti, già consulente presso ad esprimere la propria opinione ed il proprio vissuto.
LA VESTOTERAPIA
Digitando su di un motore di ricerca le parole“ forum crisalide ” o “ sanaVita ” troverete le seguenti espressioni: “ Una casa di appuntamenti, altro che casa di cura ” oppure “ Un night più che un centro di cura dell'anoressia ”. Tali ignobili falsità si riferiscono alla “ vestoterapia ” ovvero alla regola, applicata all'interno dei centri che seguivano il protocollo neoreichiano, di adottare un abbigliamento femminile durante il momento della cena. Che tale esperienza possa essere introdotta in un centro per la cura dei disturbi alimentari psicogeni non dovrebbe scandalizzare, visto che gli stessi mass-media parlano quotidianamente di disturbi alimentari associandoli ad un conflitto con la femminilità.
Eppure anche in questo la stampa è riuscita a pescare nel torbido citando testimonianze di ex-ospiti che, in malafede, raccontano l'esperienza della vestoterapia come se si trattasse della peggiore umiliazione a cui possa essere sottoposto un essere umano. Si è parlato di ragazze drogate, violentate dagli operatori e costrette a vestirsi con triangoli di stoffa lucenti che coprivano pochi centimetri di pelle. Strano: io, che a sanaVita lavoravo e praticamente vivevo, non ho mai visto nulla del genere. La vestoterapia proponeva quanto un mercato “alla mano” offre (Lugano non è certo Nuova York!): vestiti che possiamo vedere in qualsiasi discoteca o, d'estate, sul lungolago di Como. Come il teatro, anche la vestoterapia è parte integrante dell' protocollo neoreichiano. La femminilità, che dovrebbe essere una condizione naturale, non lo è per chi soffre di disturbi alimentari psicogeni. Le forme del corpo sono qualcosa da nascondere con un abbigliamento informe e unisex, dietro al quale si cela la pretesa di essere amate perché si è “belle dentro”, anche se di fatto questa “bellezza interiore” non si traduce mai in armonia ma piuttosto in atteggiamenti ammalati. Facendo tesoro della mia esperienza di ex-ammalata, insegnavo alle ospiti dei centri associati al “protocollo crisalide” che guarire è come sbucciare una cipolla: si agisce sull'esterno per arrivare al nucleo della malattia. Infatti, se partiamo dal presupposto che l'anoressica comunica attraverso un corpo scheletrico e abiti poco femminili il proprio rifiuto ad entrare nel ruolo di donna, stimolandola ad inoltrarsi in questa dimensione attraverso la vestoterapia a emergere le paure più profonde. E' proprio affrontando queste paure che si guarisce, almeno per me è stato così. Quando ero una paziente di Waldo Bernasconi non esisteva il termine “vestoterapia” e nemmeno sanaVita, vi parlo di 22 anni fa. Dopo essermi trasferita a Lugano per poter meglio seguire colloqui e terapie di gruppo superai il mio disturbo alimentare e con esso anche il disagio che vivevo con il mio corpo: anzi per me la “vestoterapia” era una specie di droga, infatti soffrivo di una grave forma shopping compulsivo. Con grande costernazione dei miei genitori spendevo tutto il denaro che mi davano comprando scarpe, borse, vestiti. Un giorno mi presentai ad un colloquio in ritardo e il mio terapeuta mi comunicò che ci restava solo un quarto d'ora di tempo utile. Scoppiai in lacrime perché mi resi conto che questa mia ossessione di essere sempre perfetta e seducente mi faceva perdere di vista le cose più importanti, ero schiava del mio look! Infatti ero arrivata in ritardo perché vestirmi e truccarmi per uscire era, da sempre, un rituale che richiedeva una lunga ed esasperante preparazione. Waldo Bernasconi usò parole che alle mie orecchie suonarono molto dure: mi disse che sedurre è un movimento sano solo se è differenziato e cioè se ha, come obiettivo, quello di conquistare il Tu, quello con la T maiuscola e non il lattaio, il postino o il salumiere (detto con tutto il rispetto per queste categorie). Ero consapevole che attraverso l'abbigliamento e l'immagine esuberante con la quale mi presentavo compensavo le mie insicurezze e fu per questo che accettai di entrare in quella che per me era l'esperienza più difficile: per un mese avrei dovuto rinunciare a truccarmi, a portare scarpe con il tacco e minigonne, insomma dovevo essere una ragazza acqua e sapone. Era come togliermi l'aria che respiravo: ogni giorno mi presentavo nell'ufficio di Waldo Bernasconi e mi sottoponevo al suo controllo: spesso cercavo di barare con un trucco leggero...un po' di mascara, un po' di fondotinta...ma lui se ne accorgeva e me lo faceva togliere. I primi giorni furono davvero angoscianti: infatti io ero il tipo di ragazza che camminando per strada o entrando in un negozio doveva sempre ricevere apprezzamenti per sentirmi ok. L'idea di passare inosservata mi gettava nel panico. Grazie a questa esperienza scoprii però che potevo piacere comunque, anche senza trucco e minigonna, e questo mi diede maggior sicurezza nelle mie capacità. Cambiando il “fuori” avevo agito sul “dentro”. I miei genitori poi furono felicissimi quando la mia forma di shopping compulsivo si ridimensionò notevolmente facendo di me una ragazza equilibrata.
Ho raccontato la mia storia perché è l'esempio di come, nel protocollo neoreichiano, non esistano schemi prefissati ed imposti a tutti, ma al contrario esiste il singolo con i suoi bisogni e le sue difficoltà e, sebbene nella malattia vi siano tanti aspetti in comune, anche le diversità vengono rispettate. Siccome fu difficile ed angosciante per me rinunciare a quella che era diventata la mia “divisa”, allo stesso modo capivo come potesse essere difficile per le ospiti di sanaVita entrare nello schema contrario, fare quello che per me era facilissimo. Proprio per questo non ho mai perso la fiducia in quello che stavo facendo: a me era servito cambiare il mio look, uscire da uno schema che mi rendeva schiava delle mie paure, sapevo che sarebbe servito anche a loro. |