Nel 1987, in collaborazione con Daphne Valenzano, Bernasconi pubblica quella che sarà la sua opera di maggior successo editoriale: "Il potere della Comunicazione" (Ed. Ottaviano, Torino). Il libro tradotto in lingua francese, in bulgaro e in russo, affronta - in modo nuovo e comprensibile - l'analisi del linguaggio non-verbale. Tra le tante recensioni apparse crediamo che quella pubblicata da "Essere - secondo natura" (1988) rispecchi al meglio lo spirito che ha accompagnato gli Autori nella loro ricerca nel mondo del linguaggio non-verbale:
"È impossibile non comunicare. Tutto è comunicazione. Anche il silenzio". Vero, verissimo. E intorno a questa verità Waldo Bernasconi, docente di Psicologia Clinica e di Antropologia e Daphne Valenzano, ricercatrice universitaria specializzata nella comunicazione umana, hanno dissertato, raccolto materiale, osservato i comportamenti delle persone.
Da questa messe di informazioni nasce "Il potere della comunicazione". Con un linguaggio sintetico e accattivante il trattato svela le pieghe più segrete del pianeta-comunicazione. Già: perché dal comunicare meglio deriva un miglior rapporto con la vita, con gli altri, con noi stessi. Per farlo però occorre conoscere e utilizzare al meglio gli strumenti della comunicazione. Primo fra tutti la voce, ma anche, e soprattutto, le infinite possibilità che offre la comunicazione non verbale. Sotto la lente di ingrandimento degli autori ci sono, infatti, sguardo e abbigliamento, gesticolazione e odore, postura. I lettori non si aspettino una trattazione poderosa degli argomenti. Essi sono per lo più accennati, quasi appunti di bloc-notes che, supponiamo, intendono soprattutto suscitare la riflessione più che erudire il lettore.
Gli agili testi sono anche rappresentati graficamente attraverso una serie di vignette esplicative. Simpatica l'idea della "nuvoletta", presa a prestito dal mondo dei fumetti, via via, ciascun argomento viene interpretato dal punto di vista psicologico e poi rapportato al suo effetto comunicativo. Esempio: sbadigliare è indice di noia; nelle relazioni interumane energeticamente scarse o contratte tendiamo a mantenere basse il livello emotivo... in questo caso la comunicazione è negativa. A volte, però, porta l'"altro" a interessarsi a noi ("Sei stanco?", "Hai fame?").
Un appunto: ci pare superflua l'infarcitura dei testi con vocaboli stranieri seppur di uso corrente. Si rischia di limitare la comunicazione autori-lettori. E per un manuale sulla comunicazione ci pare un controsenso. (Nadine Clauséwitz)

A "Il potere della comunicazione" fa seguito il "Glossario di Psicologia delle relazioni umane" che nasce dopo una serie di fruttuosi incontri, nell'ambito del Centro Interuniversitario Ticinese, tra l'autore (Waldo Bernasconi) e Paul Watzlawick. Siamo negli anni di maggior fermento del movimento neoreichiano (sono ormai alcune centinaia i sostenitori della Scuola che ne propagano la filosofia sia nel campo della clinica-psiocologica, che in quelli delle scienze dell'educazione, della pedagogia e della medicina biologica). Il "Glossario" amplia l'analisi della comunicazione dal non-verbale al "verbale" e - in accostamento alle teorie di Watzlawick - propone in un'ottica neoreichiana una serie di principi generali che regolano la comunicazione tra le persone nell'ottica del principio di potere (vd. Waldo A. Bernasconi, "Nevrosi di Potere", Ed. IRC-Press).

Ma gli studi sulla comunicazione non finiscono qui. Alla fine degli anni '90 prende forma - nel setting neoreichiano - la vestoterapia. Scrive Bernasconi nell'introduzione a una sua presentazione sul "linguaggio del vestire":

  • Non è vero che... l'abito non fa il monaco. Lo fa, eccome! Vi immaginate il Che Guevara in frac e cilindro? Impensabile! Che ne sarebbe del suo messaggio ideologico?
  • L'abito fa l'ambiente: il modo di vestire è parte della comunicazione non-verbale ed influenza, in modo inequivocabile, la relazione tra Io e Tu.
  • Secondo la teoria neoreichiana i movimenti d'approccio al Tu sono condizionati dalla coerenza e della "orizzontalità comunicativa" (onestà profonda nella comunicazione) che è causa ed effetto dell'ambiente relazionale. La relazione consta di una parte "parlata" e di una parte "comunicata". La parte "parlata" è condizionata dal rappresentazione del messaggio quindi dall'impostazione vocale del messaggio, la "parte comunicata" si sovrappone al parlato e istaura nel "tu" quei meccanismi parzialmente inconsci che possono dischiudere la via verso l'appagamento dei bisogni, quindi alla distensione. Tra i principali meccanismi afferenti alla "parte comunicata" figurano quelli afferenti all'apparire, quindi al modo di vestire ergo alla comunicazione dell' abbigliamento.
  • Venticinque sono le proposte d'abbigliamento se considerate da un profilo bioenergetico. Queste tengono conto di taglio e colore. Le figurine che seguono, sviluppate nel l993 in collaborazione con la stilista Lorella Manzo tengono, appunto, conto della simbologia dei colori, nonché della struttura dei blocchi energetici necessari a rendere fruttuoso (o infruttuoso) il movimento dall'Io verso il Tu segnalando i blocchi energetici in azione.

Si apre così una dimensione che fa della "moda" e del vestire uno strumento conscio di comunicazione. Il vestire pone l'individuo a contatto con le sue difese ed è quindi scopo di una psicologia ontologica il prendere in esame l'outfit del paziente e rivoluzionarne, nel senso delle leggi della comunicazione non-verbale, taglio e colori. Bernasconi produce, in collaborazione con una disegnatrice di moda una gamma di abiti che - considerando, appunto, taglio e colore - permettono al soggetto di comunicare e comunicarsi in virtù dei propri bisogni e delle proprie peculiarità caratteriali. (clicca qui se vuoi accedere alla "Galleria di moda neoreichiana").